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BBC!Sherlock; B.I.Bi.T.A; If you're not sure just stop and stare

Titolo: If you're not sure just stop and stare
Autore: chibi_saru11
Beta: eatintoothpaste 
Fandom: Sherlock (BBC)
Personaggio: Sherlock, John, Lestrade, Sarah, Mrs. Hudson (menzione della Donovan)
Paring: Gen, mostrly, but Hints Sherlock/John
Rating: PG
Warning: AUUUUUUUUUU (PFFFFF WHY ARE YOU SO SURPRISED? IS ME!)
Parole: 6627 (FiDiPua)
Riassunto: John vuole diventare il migliore allenatore di pokèmon del mondo. O magari no, diciamo che è un po' confuso. E che Celadon City non lo sta aiutando molto.
Note:
1. Scritta per il promp B.I.Bi.T.A @ maridichallenge 
2. Questa è una continuazione delle due pokemon!AU di naripolpetta (che è una vacca e si sta beccando un sacco di bibite e io la odio) che potete trovare qui e qui e vi direi che boh dovreste leggerle, specialmente quella su John di cui questa è una diretta continuazione.
Disclaimer: Sherlock BBC è proprietà di chiunque sia (Moffat, BBC, whatever), io ci scrivo solo perchè sono malata. E perchè Martin Freeman è troppo adorabile per essere vero.

Arcanine è attaccato al suo fianco, cercando di non farglielo notare, John sorriderebbe se la sua gamba non gli stesse facendo un male cane – dopo tre passi si rende conto che che, nonostante stia cercando di mantenere una parvenza di dignità, non ne vale veramente la pena; non quando ogni passo gli manda un dolore insopportabile lungo la gamba, come se qualcuno gli stesse sparando mille colpi di seguito. Quindi si appoggia al suo pokèmon, lasciandosi aiutare a camminare.

Si maledice ancora per essere stato così stupido da slogarsi una caviglia inseguendo un maledetto Eevee come un ossesso – e non voleva nemmeno catturarlo, a dire il vero, gli era semplicemente sembrato ferito e si era preoccupato… ed era caduto inciampando su una roccia.

Igglybuff si è affannata intorno alla sua caviglia disperatamente, ma John l’ha rassicurata in qualsiasi modo possibile. Ama i suoi pokèmon, ma a volte vorrebbe che loro non fossero così apprensivi nei suoi confronti, lo fa sentire un poco in imbarazzo.

In ogni caso ormai non manca molto al centro pokèmon, probabilmente non più di venti minuti di camminata. dopo almeno una settimana di marcia ininterrotta, venti minuti non sono poi molti.

Il problema del viaggiare da solo è che John passa troppo tempo a camminare da un posto all'altro e, di conseguenza, ha molto più tempo per pensare di quanto gli serva in realtà – e non è che John non apprezzi un poco di sana solitudine, ma un poco non vuol certo dire che gli piaccia il fatto che non abbia parlato con un essere umano da addirittura due giorni.

Arcanine si arrabbia sempre quando John gli dice che magari non è fatto per essere un allenatore, ma John crede che sia una delle cose più vere che abbia mai pensato.

Diventare un allenatore non è mai stato realmente il suo sogno. L’idea gli piace, viaggiare per il mondo, incontrare milioni di pokèmon diversi, quello gli piace, ma John non è mai stato così convinto di potere diventare un pokèmon master. John è forte, ma manca di quella scintilla che molti altri hanno.

Come se lo abbia sentito, Arcanine gli si spinge un poco più addosso e John lo accarezza, cercando di rassicurarlo in qualche modo. A volte si sente come se Arcanine lo conosca anche meglio di quanto lui conosca se stesso.

Non è certo di quanto sia rassicurante quel pensiero.

Quando Celadon City è, finalmente, davanti a lui, John trae un sospiro di sollievo – almeno può provare a parlare con una delle infermiere.

Arcanine ringhia e John gli fa un piccolo grattino dietro l’orecchio «Amico, ti voglio bene, ma ho davvero bisogno di parlare con un essere umano. E, davvero, hai poteri psichici di cui non sono a conoscenza?»

--- -- ---

John preferirebbe davvero dimenticarsi di quelle parole. È quasi certo che se chiude gli occhi e si concentra attentamente può cancellare quella ricordo dalla sua testa.

Il problema è che poi l’infermiera Sarah probabilmente l’ucciderebbe, certo.

«Non devi mettere troppo peso su quella caviglia per almeno tre settimane,» gli ha detto, il suo Chansey che si affannava accanto a lei. John ha cercato di aprire bocca per replicare perché lui non aveva due settimane da perdere così, non con la lega pokèmon che si avvicinava sempre di più, ma l’infermiera non ha voluto sentire ragioni.

«Oh, vi conosco voi allenatori,» l’ha interrotto, sbuffando «non esiste John, i miei ordini non si discutono.»

E John si è chiesto perché, esattamente, ha pensato che fosse simpatica e dolce.

«E dove dovrei stare?»ha domandato dandosi per vinto, Sarah l’ha guardato con approvazione per qualche istante.

«Puoi stare qui, ovviamente o puoi andare in qualche bed & breakfast. C’è quello della Signora Hudson che è molto carino,» gli ha detto e Arcanine ha piegato la testa di lato, guardandolo intensamente. John non ha molta scelta, davvero.

--- -- ---

Il Bed & Breakfast di Mrs. Hudson, come l’ha chiamato Sarah, è una piccola palazzina a pochi minuti di distanza dal centro di Celadon City. John zoppica lì con Arcanine al fianco, che continua a stargli vicino e ringhia a chiunque si avvicini troppo.

John dovrebbe richiamarlo dentro la sfera pokè, probabilmente, ma non gli piace non averlo al suo fianco. Arcanine è stata una presenza costante nella sua vita da quando aveva sette anni e ha trovato un Growlithe ferito nella campagna poco fuori dal suo paesino.

Arcanine non farebbe mai davvero del male a qualcuno solo perché ha guardato nella loro direzione, solo che nessun altro lo sa, certo.

«Lo sai, vero, che non c’è alcun motivo di fare così, giusto?» gli chiede, giusto per curiosità, ed Arcanine lo guarda come se John stesse delirando. Non sa nemmeno perché ci prova metà del tempo a fare ragionare il suo pokèmon.

Sale i tre gradini prima del 221b con fatica, fino a che Arcanine non gli poggia la fronte sulla schiena per spingerlo. John gli sorride, grato.

Bussa un poco titubante, poggiandosi un poco di più sul bastone che gli ha dato Sarah e che è abbastanza brutto, ma John non ha soldi da spendere per cose del genere.

La signora che gli apre la porta lo accoglie con un sorriso a trentadue denti, come se lo conosce da anni e John non fosse l’ennesimo sconosciuto che passa per casa sua e che sparirà dalla sua vita in pochi giorni.

«John!» gli dice, il suo Skiploom che le rimane appollaiato sulla spalla, guardandolo. «Oh, sei certamente affascinante come Sarah ti ha descritto,» John arrossisce un poco, per Sarah e perché apparentemente lo ritiene affascinante e per il fatto che un’estranea gli sta facendo dei complimenti.

«Oh… io…» prova, ma la donna lo zittisce con un gesto della mano.

«Oh, non preoccuparti John,» gli dice, sorridendogli ancora, «sicuramente lo sentirai così tante volte che una o due in più non fa alcuna differenza. Ma vieni, facciamo riposare quella tua gamba…»

John si sente come se qualcuno lo avesse gettato in una specie di realtà alternativa dove non ha più alcun controllo sulla propria vita, ma la segue comunque abbastanza volentieri (la gamba sta cominciando a pulsargli dolorosamente, il che vuol dire che le pillole che Sarah gli ha dato stanno smettendo di fargli effetto).

«Abbiamo una camera libera anche al piano di sopra, accanto all’appartamento di Sherlock, ma immagino che questa sia più adatta ai tuoi bisogni,» ossia la sua gamba, e John si odia ancora un poco per la propria stupidità. E si chiede quel maledetto Eevee cosa abbia fatto (una parte di lui continua a sperare che stia bene, comunque, perché John a volte è un po’ troppo buono).

Poi si ricorda del resto della frase della donna.

«Sherlock? » chiede, curioso, e il sorriso di risposta di Ms. Hudson è quasi abbagliante.

«Oh, è un ragazzo delizioso, il mio Sherlock! Abita qui da qualche anno, credo sia in una fase di ribellione dalla sua famiglia,» racconta felice, e John la ascolta silenziosamente (ascoltare gli è sempre venuto bene, sua madre gli ha sempre detto che era capace di mostrare una calma rassicurante, che era sempre pronto ad ascoltare tutti, che non avrebbe mai dovuto perdere questo suo dono) «a volte arriva suo fratello, ma finiscono sempre per litigare. Lui ha l’appartamento al primo piano, gli faccio un prezzo di favore visto che mi ha aiutato con mio marito…»

«Oh,» John dice sorpreso «lei è sposata?» non si direbbe, non da come è arredato quel posto, né dalla fede mancante al dito dell’altra (ma chi è John per giudicare, esattamente?).

«Ero,» lo corregge cordialmente la donna, fermandolo prima che John possa scusarsi e dirle che gli dispiace «tutto di guadagnato e Sherlock ha fatto in modo che quella canaglia avesse quello che meritava. »

John non capisce, non sa cosa possa avere fatto questo Sherlock, ma non sono fatti suoi in ogni caso. Annuisce ed entra nella stanza che la padrona del B&B gli ha aperto.

Non è troppo grande, ma per quello che deve farne John è assolutamente perfetta – dopotutto spera di non dover stare troppo a lungo. Conta di essere in grado di andare via di lì in meno di due settimane – probabilmente dieci giorni.

Si volta, dunque, e ringrazia la signora Hudson. Lei gli sorride deliziata e il suo pokèmon saltella felice – è un pokèmon che sembra fatto apposta per lei, in un certo senso, si assomigliano parecchio.ù

Ci sono parecchie teorie per cui si dice che i pokèmon tendano ad assomigliare ai propri allenatori. John guarda Arcanine, possente e fiero accanto a lui, e sa che lui è la proverbiale eccezione che conferma la regola. John non è prono a dubitare di sé, ma sa perfettamente di non essere nulla di speciale, è una verità che ha accettato tanto tempo prima.

Non c’è nulla di male nell’essere ordinari sebbene tutto il mondo passi il tempo a cercare di provare di essere speciale, di avere qualcosa di assolutamente unico che nessun altro può nemmeno immaginare.

John lo trova stupido.

«Se vuoi fare sgranchire le ossa ai tuoi pokèmon, caro, c’è un giardinetto esterno, segui il corridoio,» gli dice la donna prima di andarsene e Arcanine sembra rizzare le orecchie a quella possibilità, estasiato.

John si ripromette di andarci al più presto, ma prima di siede sul letto, chiudendo gli occhi e cercando di dimenticare il dolore alla caviglia. Arcanine gli poggia il muso sulle gambe, dandogli piccoli colpetti alle mani, col naso. John non è sicuro se stia cercando di tirarlo su di morale o stia cercando di dirgli di muoversi, che vuole andare fuori e rilassarsi un poco sotto il sole.

John non crede di farcela, adesso, forse dopo essersi riposato un poco.

Arcanine sembra capire, perché si siede davanti a lui, alto e fiero, e si mette a guardarlo come se John fosse una sua responsabilità.

La sua presenza lo rassicura e John si sdraia sul letto poggiando una mano nel pelo dell’altro, caldo e vibrante sotto le sue dita.

--- -- ---

Quando si sveglia sono passate almeno due ore ed Arcanine è appallottolato nel letto assieme a lui, anche se è troppo grande e le gambe di John stanno cedendo sotto il suo peso e John vorrebbe urlare per il dolore. Era carino quando era un Growlithe, piccolo e caldo e così bisognoso di cure, ma ora è semplicemente assurdo pensare che possano dividere un letto.
John non si muove, cercando di non svegliarlo.

Si chiede cosa farà per due settimane (dieci giorni, non due settimane) a Celadon City, incapace di allenarsi, di catturare pokèmon o di fare qualsiasi altra cosa.

Magari può prenderla come una pausa di riflessione, un modo per capire se questa è davvero la vita che vuole, se questa è davvero la strada che vuole intraprendere. Se non è solamente il sogno di Harry (che è sempre stata così felice, così piena di vita, almeno fino a che non ha perso per la prima volta a Fusciapoli e ora… ora John non vuole realmente pensarci)

Magari una pausa è ciò di cui ha bisogno. Magari una pausa lo aiuterà a ritrovare la voglia di fare qualcosa.

Magari.

John chiude gli occhi sbuffa e spinge Arcanine giù dal letto.

--- -- ---

In realtà, il giorno dopo, John si ritrova a pensare molto di più di quanto ne abbia realmente intenzione. Il punto è che non ha nulla da fare e, per quanto gli faccia piacere vedere Sandslash e Poliwhirl che sembrano finalmente rilassati e felici, John vorrebbe davvero poter fare qualcosa oltre a guardarli correre in circolo.

È così annoiato che sta addirittura pensando di andare a parlare con la Signora Hudson, quando nota una figura alta che lo guarda con velato interesse.

John cerca di alzarsi in piedi, dimenticandosi che è una cattivissima idea, e rischia di cadere in avanti. Lo sconosciuto non si muove nemmeno per aiutarlo, ma Arcanine è al suo fianco in pochi secondi e John si appoggia a lui.

«Uh, ah… piacere,» dice, perché ha appena rischiato di fare una figura veramente magra, ma non ha dimenticato le buone maniere.

Lo sconosciuto continua a guardarlo per qualche secondo, ma non dice assolutamente nulla. John si chiede se magari non lo abbia sentito.

Arcanine sembra assolutamente tranquillo, quindi John sa che non deve preoccuparsi (l’iper-protettività del suo pokèmon è un ottimo modo per capire quando John deve realmente essere sospettoso di qualcuno).

Non è sicuro se debba ripetere quello che ha già detto o provare a chiedere qualcosa – magari l’altro non ha semplicemente voglia di parlare, dopotutto – ma prima che possa prendere una decisione l’uomo annuisce e se ne va.

John non ha ancora capito cosa diamine sia successo, è quasi sicuro che sia qualcosa di importante, ma non è che possa esserne certo.

Si volta a guardare Arcanine, ma anche l’altro sembra essere confuso quanto lui.

Gli altri suoi pokèmon non erano nemmeno interessati. John si morde il labbro inferiore e prende una decisione.

--- -- ---

«Oh, intendi Sherlock?» gli chiede Ms. Hudson, offrendogli un poco del suo tè.

«Sherlock?» allora è lui Sherlock? John non riesce a far coincidere l’immagine che ha dello sconosciuto con quella che si era fatto ascoltando i racconti della donna.

«Sì, devi scusarlo, è sempre così occupato. Non ha più nemmeno molto tempo per prendere il tè con me,» gli dice, bevendo un po' di tè. John si chiede cosa faccia nella vita, che tipo sia.

Sorseggia il suo tè e lascia che Mrs. Hudson gli parli della sua giornata mentre il suo Skiploom continua a saltellare in giro.

--- -- ---

John non incontra Sherlock quella sera, e nemmeno il giorno dopo, probabilmente perché ne ha già abbastanza della sua piccola stanza e decide che, visto che è comunque colpa sua, Sarah può anche tenergli un poco di compagnia.

Sarah lo guarda un attimo, aggrotta le sopracciglia e gli dice che visto che non ha nulla da fare può anche aiutarla con i suoi pazienti.

«È legale?» le chiede, perché John non ha mai studiato per diventare medico (e okay, magari questa è una bugia, perché John ha fatto un corso di tre anni ed era il migliore del suo corso, ma Sarah non ha modo di saperlo questo).

Lei scrolla le spalle, ed evidentemente vuole dire che non ha la minima importanza, quindi John si zittisce e prende la prima cartella che gli passa l’altra.

Igglybuff salta continuamente da un lettino ad un altro mentre Arcanine riposa ai suoi piedi e John continua a compilare tutte le cartelle che Sarah continua a portargli. Dovrebbe essere annoiato, ma non gli dispiace farlo, non quanto credeva, comunque.

Ricorda quasi tutto e gli piace leggere dei miglioramenti di quell’Oddish che era arrivato una settimana prima completamente esausto o di come fosse stato eliminato il veleno dal corpo di quel piccolo Skitty (cerca anche qualsiasi notizia di un Eevee selvatico, giusto perché non riesce a dimenticarsene).

Quando Sarah gli si siede accanto e gli passa una tazza di caffè, John si rende conto di stare lavorando da quasi tre ore senza pausa.

«Wow, dovevi essere parecchio annoiato,» gli dice lei, ridendo leggermente. John pensa che abbia una bella risata, ora può capire perché due giorni prima abbia pensato, anche se solo per un istante, che fosse una bella persona.

Scuote le spalle, perché non può smentire, ma non può nemmeno confermare (sembrerebbe troppo patetico).

«Non è così male come tu sembri pensare,» le dice, ma è anche vero che probabilmente è solo la noia a parlare. Se solo potesse John sarebbe lì fuori ad attraversare foreste e guardare Arcanine che corre davanti a lui per poi voltarsi a cercarlo.

Non gli piace la monotonia, non gli piace il vuoto della sua vita. Gli manca l’eccitazione, gli manca desiderare qualcosa con tutto se stesso.

Sarah non commenta sulle sue parole, ma si porta il caffè alle labbra e sembra perdersi nei suoi pensieri. John la lascia fare, continuando a copiare le informazioni nella nuova cartella.

Quando Sarah gli chiede «Vuoi venire anche domani?» John risponde di sì.

Non è ancora sicuro del perché.

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Rivede Sherlock il quarto giorno, mentre torna a casa dopo essere stato un pomeriggio al pokèmon center (oggi Sarah l’ha lasciato interagire con un paziente, un Poliwag selvatico che si è calmato solo quando John ha richiamato il suo Poliwhirl e si è seduto accanto a lui, cercando conforto nella sua presenza).

Sherlock sta parlando con qualcuno, è Arcanine a vederlo per primo, annusa l’aria e si volta a guardare l’angolo dove l'altro sta, dritto e austero.

Il tipo davanti a lui sembra un poliziotto, ma John potrebbe anche sbagliarsi, non sarebbe la prima volta in ogni caso.

Sherlock non sembra interessato alla conversazione, sembra quasi annoiato, ma non sono affari suoi. John dovrebbe prendere e andarsene perché non sono affari suoi.

«Sherlock!» chiama, e mentalmente si chiede perché lo stia facendo «stai tornando a casa?» chiede, sorridendo e avvicinandosi, Arcanine che lo segue sospettoso.

Sherlock si volta verso di lui, alzando un sopracciglio e l’altro sembra quasi sorpreso dall’interruzione. John si sente il più grande idiota della storia, ma ormai non può tirarsi indietro, non davvero.

«Buonasera,» dice all’altra persona, come se si stesse accorgendo di lui per la prima volta, e il poliziotto – o quello che è – annuisce.

«John,» la voce di Sherlock è melodica, intelligente ed elegante e— aspetta, come fa a sapere il suo nome? Si volta sorpreso verso l’altro, ma quel suo gesto sembra essere bellamente ignorato «a dire il vero sì, stavo tornando a casa, vuoi accompagnarmi?»

John cerca di annuire, ma sta ancora cercando di capire perché Sherlock sappia il suo nome, è quasi certo di non averglielo mai detto. Forse è stata Mrs. Hudson, però.

John non ha modo di saperlo.

Poi improvvisamente Sherlock lo prende per un gomito e comincia a trascinarlo via, come se non fosse stata un’idea di John quella del “salvataggio” (se così si può chiamare, perchè John non ha la benché minima idea di cosa passi per la testa di Sherlock, davvero). Non è sicuro di come siano arrivati a quella situazione, si sente incredibilmente confuso.

«Sherlock,» lo chiama il suo precedente interlocutore «pensa a quello che ti ho detto prima che ci sia un quinto attacco,» dice, voltandosi ed andandosene.

Sherlock non si ferma nemmeno per confermare di averlo sentito.

Camminano per qualche secondo così, con John che è ancora troppo sorpreso per liberarsi dalla stretta, Arcanine che li segue a ruota (e che sembra ancora assolutamente tranquillo con la presenza di Sherlock nonostante lo stia spingendo a camminare troppo velocemente e la sua gamba sembra sia fatta di carbone ardente per quanto gli sta bruciando).

«Che cosa era quella scena?» chiede, perché crede di avere il diritto di saperne almeno una piccola parte. Sherlock finalmente si ferma e lo guarda.

Sembra ponderare qualcosa per qualche secondo, e John lo lascia fare, ma sta bene attento a mantenere la sua attenzione su di lui, non ha intenzione di lasciarlo andare via come l’ultima volta. Finalmente Sherlock sembra prendere la sua decisione e comincia a parlare.

«Lestrade e uno dei suoi casi banali, ci sono stati quattro attacchi del Team Rocket nei dintorni di Celadon City e l'inspettore è preoccupato che questo voglia dire che ci sarà un attacco globale sulla città, anche quando è incredibilmente ovvio che il loro obbiettivo è Saffron City,» gli dice, come se fosse ovvio. John deve sbattere le palpebre un paio di volte prima di riprendersi.

«Allora dobbiamo avvert— aspetta, come fai ad esserne così certo?» gli chiese aggrottando le sopracciglia, Arcanine che si è messo sull’attenti accanto a loro, in posizione d’attacco.

Sherlock sbuffa, ma risponde comunque «Il primo attacco è stato portato ad un allenatore che possedeva un Pinsir, un pokèmon estremamente raro e le chiavi per uno dei maggiori negozi di Celadon City. Nessuno dei due è stato toccato. Ovviamente l’attacco non aveva alcun fine,» dice, e John si chiede se sia stato Lestrade a dargli così tante informazioni. Ne dubita.

«In più le ferite sui suoi pokèmon suggeriscono che il pokèmon del Team Rocket si sia in un certo modo limitato contro di lui,» continua, «dunque stavano cercando di dare uno certo spessore alla cosa, ma non così tanto da rischiare di allertare tutta la regione. Il che vuol dire che non gli importa di allertare le autorità di Celadon City…»

E ora John capisce cosa voglia dire «Il che non avrebbe alcun senso se volessero attaccare questa città,» dice, concludendo il pensiero dell’altro ad alta voce. Sherlock annuisce e John non sa bene che dire.

Forse Sherlock è un detective? Ma allora perché Lestrade dovrebbe venire addirittura a pregarlo per fargli fare il suo lavoro?

«Come fai a sapere così tante cose?» gli chiede, assolutamente senza parole e Sherlock rotea gli occhi.

«Osservo, al contrario di tutti voi,» spiega. John però non ci crede, non può essere solo osservazione, non può esserlo perché non avrebbe senso. Invece Sherlock sbuffa e gli dice «Ed è lo stesso modo in cui so che vieni da Viridian City, che Arcanine è stato il tuo primo pokèmon, che oggi ti sei occupato di un pokèmon d’acqua, probabilmente un Poliwag, e che poi sei andato a bere qualcosa con un’infermiera.

Come so che non vuoi diventare realmente un allenatore di pokèmon, che non sei molto legato alla tua famiglia e che sei incredibilmente annoiato. »

John apre la bocca e la richiude, incapace di parlare, anche Arcanine sembra completamente sconvolto e li guarda come se fossero dei puzzle troppo complicati per lui.

Sherlock sbuffa e si rimette a camminare. Quando John si riprende abbastanza per andargli dietro deve camminare un poco troppo velocemente per raggiungerlo.

«No, okay, ora devi spiegarmi come hai fatto,» gli dice, perché non riesce a capire come sia possibile. John è certo di non aver detto nulla di tutto questo a nessuno, nemmeno a Sarah, che è certamente la persona con cui ha legato di più in quella città.

Sherlock comincia a parlare velocemente, a macchinetta, senza alcuna intonazione nella voce. Sembra un tipo di voce strana, ma John non saprebbe dire perché.

«È incredibilmente facile, a dire il vero. È ovvio che di tutti i tuoi pokèmon Arcanine è quello con cui hai un rapporto più profondo, il che è probabilmente dovuto al fatto che lo hai con te da più tempo, magari l’hai salvato, forse ti sei preso cura di lui quando ne aveva bisogno. Il tuo pokegear è un modello abbastanza vecchio, non ci sono più molti negozi che lo vendono, l’unico a cui riesco a pensare – e quello che ha un range di prezzi che ti puoi permettere – è a Viridian City. Nonostante si sia quasi del tutto asciugato, uno dei passanti dei tuoi pantaloni è ancora bagnato, dunque oggi sei entrato in contratto con un pokèmon d’acqua, dato che ritengo che non sia stato il tuo Poliwhirl e sei stato solamente al pokèmon center probabilmente ti sei occupato di un pokèmon d’acqua. Non posso esserne completamente certo senza esaminarlo, ma la particolare densità dell’acqua nella macchia suggerisce un attacco bolla, la maggior parte dei pokèmon d’acqua trova più facile utilizzare attacchi come pistolacqua, ma i Poliwag e la loro famiglia sono un’eccezione.

Nonostante tu sia qui da tre giorni e ti sia fatto male alla gamba non hai ancora ricevuto una singola telefonata, e non sembri intenzionato a farne a tua volta. Possibilmente non hai familiari, eppure non sembra probabile. Dunque non sei vicino a nessuno di loro.

Come ho già detto, incredibilmente facile,» e John non è certo di quando si sia fermato, ma a metà del discorso si è ritrovato incapace di continuare a camminare e ascoltare la discussione contemporaneamente.

Tutto ciò è… «Incredibile,» e, uh, l’ha pensato ad alta voce?

Sherlock sembra preso un attimo di sorpresa e sbatte gli occhi un paio di volte, guardando John con interesse. «Incredibile?» gli chiede, quasi domandandogli se, magari, non abbia semplicemente sbagliato parola.

Lui annuisce di nuovo, «Incredibile,» ripete e improvvisamente sente qualcosa che gli sfiora una spalla, come una mano, e si volta, sorpreso, ma non c’è nessuno.

Sherlock sembra sorpreso e John non riesce a capire perché, poi nota Arcanine che guarda alla sua sinistra e si gira a sua volta, e vede un Haunter che lo sta guardando con interesse.

«È il tuo pokèmon?» chiede, perché in qualche modo può vedere la somiglianza (sembra che tutti abbiano un pokèmon simile a loro in questa città, tutti tranne John, ovviamente), Haunter che si nasconde nelle ombre, che può vedere più di chiunque altro possa immaginare. Un pokèmon fantasma, che è visto come una rarità, un tipo di pokèmon unico.

John pensa siano una bella coppia.

Haunter si sposta velocemente, galleggiando dietro la schiena di Sherlock e posando le mani sulle sue spalle.

Sherlock non risponde alla sua domanda, non a voce, comunque (è ovvio che la risposta sia affermativa) ma gli dice «Non è quello che le persone dicono di solito. »

John cerca di capire se si riferisca alla domanda o all’incredibile. Probabilmente alla seconda e quindi chiede «Cosa dicono di solito?»

E Sherlock risponde, senza battere ciglio «Va’ a quel paese.»

John scoppia a ridere così forte che ha paura di svegliare qualcuno.

--- -- ---

Non sa bene perché, ma da quel minuto in poi John comincia a vedere Sherlock da tutte le parti per i tre giorni seguenti. Quando John scende la mattina per fare colazione, Sherlock è lì ed Haunter si avvicina ad Arcanine per qualche secondo, come per salutarlo prima di tornare al fianco di Sherlock.

John saluta Sherlock e l’altro solitamente si limita ad un cenno del capo, nulla di più, a John non dà fastidio, non davvero.

Quando John porta i suoi pokèmon per una passeggiata – la preferisce al giardinetto ora che la sua gamba sta cominciando a guarire e può camminare più di venti minuti senza urlare dal dolore – Sherlock va con lui e John gli chiede di dedurre la vita dei passanti e, non sa bene perché, ma Sherlock lo accontenta sempre.

John non riesce ancora a credere a quanto siano incredibili le deduzioni di Sherlock e ogni volta che non riesce a tenere il pensiero dentro la sua testa ma mormora uno “stupefacente” che normalmente lo imbarazzerebbe tantissimo, Haunter sembra quasi illuminarsi, anche se spesso Sherlock lo guarda come se John fosse completamente pazzo.

Continua ad aiutare Sarah alla clinica, perché non ha davvero altro da fare, ma quando esce la sera, di solito ha una chiamata di Sherlock sul pokègear che gli dice che Sherlock si trova da qualche parte e gli chiede se John vuole raggiungerlo.

Non fanno molto, si limitano a tornare a casa assieme, ma è una delle relazioni d’amicizia (perché John non può fare a meno di considerare Sherlock suo amico) più confuse che John ha mai avuto nella sua vita.

E poi il settimo giorno dal suo arrivo a Celadon City (ed è già passata una settimana? Dov’è andato il tempo? Cosa è successo alla noia ammorbante che provava giusto cinque giorni prima?) c’è il quinto attacco del Team Rocket.

--- -- ---

Lestrade (perché era questo il suo nome, no?) arriva al Bed and Breakfast alle quattro di pomeriggio. John si sta riposando in giardino dato che Sarah gli ha dato un giorno di riposo (come se John lavorasse lì) e Sherlock è nel suo appartamento a fare… qualsiasi cosa faccia Sherlock tutta la giornata, probabilmente assorbire informazioni con il cervello gigantesco che si ritrova.

Non si ferma nemmeno a parlare con Mrs. Hudson, ma sale i gradini che lo portano all'appartamento dell’altro velocemente, il suo Houndoom che lo segue a ruota, la tensione emanata dai due è quasi palpabile.

John non ha le incredibili capacità deduttive di Sherlock, ma persino lui riesce a capire cosa sia successo.

Arcanine si mette a sedere, tendendo le orecchie, ma rimanendo completamente fermo per il resto. John sa che vuol dire che è teso (lo ricorda da quando era piccolo e John l’ha trovato ferito su un prato e così maledettamente spaventato di ogni altro essere umano e a John non piace veramente pensare a cosa voglia dire, a chi lo abbia ferito a quel modo), che c’è qualcosa di sbagliato e che vuole andare a combattere.

Che ha bisogno di combattere.

John lo comprende, e può sentire Sandslash e Poliwhirl avvicinarsi a loro volta.

Si alza, ma non riesce nemmeno ad arrivare alle scale che Lestrade sta già scendendo. Il suo Houndoom sembra moderatamente più felice, ma ha ancora l’aria pronta di uno pronto ad azzannare qualsiasi cosa gli capiti a tiro.

Sherlock scende poco dopo ed è solo – o forse Haunter è semplicemente invisibile al suo fianco (Sherlock gli ha detto di non avere una sfera per Haunter, che non vede l’utilità di catturarlo, se vuole Haunter è libero di andarsene quando gli pare.)

«John,» gli dice improvvisamente Sherlock e John lo guarda, quasi risvegliandosi da una trance «tu sei un allenatore, no?»

John annuisce, perché sì, prima di arrivare a Celadon City e prendersi una storta alla caviglia John era un allenatore. Ora non ne è più tanto sicuro, ma Sherlock non ha bisogno di saperlo questo (o magari lo sa già, perché Sherlock sa sempre tutto e probabilmente John dovrebbe essere un poco più infastidito).

«Bravo?» gli chiede di nuovo. E John vorrebbe dire no, perché non si è mai considerato un allenatore particolarmente bravo, ma Arcanine abbaia come risposta come a dire “sì” e freme di aspettativa, come se improvvisamente quella stanza fosse diventata troppo piccola per lui.

John capisce il sentimento.

«Ti andrebbe di aiutarmi a catturare un gruppo di criminali?» gli chiede Sherlock e tutto quello a cui John riesce a pensare, l’unica cosa che riesce a dire è:

«Oh Dio, sì!»

--- -- ---

Donovan con il suo Seviper li guardano come se fossero indecisi se attaccarli o continuare a giudicarli silenziosamente, a John non importa particolarmente, Arcanine li ignora del tutto, focalizzato sulla donna (Bella Pupa) e il suo vestito rosa.

Le hanno preso il suo Skitty (e oddio, ovviamente ha un pokèmon rosa) e Sherlock la guarda per un attimo, ma non le chiede nulla e si volta a controllare la radura.

John si siede accanto alla donna, che sembra stare andando abbastanza velocemente in stato di shock (e non è nemmeno tanto sorpreso quando Igglybuff esce dalla sferapokè per tirarla su di morale, immagina che Bella Pupa apprezzerà il fatto che sia rosa).


Poi improvvisamente sente qualcosa che gli tira la giacca ed è Arcanine che gli indica che Sherlock e Haunter si stanno avvicinando alla foresta, e che Lestrade e Haundoom stanno andando loro dietro, ma non sembrano particolarmente felici.

«Puoi rimanere con la signora, Igglybuff?» chiede al suo pokèmon, ma si sta già alzando, Arcanine al suo fianco, pronto a scattare. La sua gamba ha smesso di dargli troppo fastidio, ma John sa che se lascia andare il bastone e corre dietro a Sherlock e Lestrade, come vuole fare, c’è una buona possibilità che debba tenere il suddetto bastone per altre due settimane.

Non gli importa, non ora.

Comincia a correre ed Arcanine lo segue, e non può esattamente spiegare questa sensazione di pericolo che sente scorrergli lungo la schiena, sa solo che c’è, che non lo sta lasciando andare e che deve correre più forte perché deve arrivare in tempo.

È una sensazione stranissima perché sa che Lestrade può prendersi cura di se stesso – è un maledettissimo poliziotto – e sa anche che Sherlock non è indifeso, che Haunter è un pokèmon che può essere incredibilmente pericoloso. John non può fare a meno di pensare, però, che deve essere lì, che è quello il suo posto.

Quando arriva, Lestrade sta combattendo contro una donna – non ha la minima idea di chi sia, ma indossa l’uniforme del Team Rocket e ha i capelli corti neri, tagliati a caschetto – e lui e il suo Houndoom sembrano presi a cercare di sconfiggere l'Ariados dell'avversaria.

John si volta a cercare Sherlock e lo trova poco lontano, Haunter che sta combattendo contro un Ditto (un pokèmon che può passare completamente inosservato, che può trasformarsi in chiunque esso voglia e confondersi nella folla senza alcun problema, è una scelta di pokèmon intelligente se non si vuole dare troppo nell’occhio).

Ditto si è trasformato in un altro Haunter, ma John riesce a riconoscerli abbastanza facilmente (Haunter, il vero Haunter, non ha quel portamento maligno, quel sorriso che gli fa accapponare la pelle). E sa che Sherlock è in difficoltà – probabilmente un attacco Confusione portato a termine, magari Ditto prima ha preso la forma di Ariados.


Arcanine ringhia, un ringhio basso e pericoloso accanto a lui, e John sente l’eccitazione della lotta montargli dentro. Non gli succede da anni, non da quando ha lasciato Viridian City per questo stupidissimo viaggio, non da quando Harry l’ha chiamato, ubriaca per l’ennesima volta.

Per la prima volta in tanto tempo John si sente vivo. E si sente maledettamente arrabbiato, anche.

«Arcanine, Fuocobomba,» dice dunque, con Arcanine che è persino troppo felice di ubbidire.

Sherlock si volta verso di loro, sorpreso, ma loro non ci fanno caso, la loro mente completamente concentrata sulla battaglia.

Ditto evita il colpo per un soffio e lo sgherro del Team Rocket di volta verso di loro, infastidito. Non è niente di speciale, una faccia come tante, se John lo vedesse per strada non lo guarderebbe per più di due secondi.

L’altro ha almeno il gusto di non cominciare una tirata sulla grandezza del Team Rocket, o qualsiasi altra cosa i cattivi facciano prima di cominciare un combattimento.

Ditto si trasforma in Houndoom e scatta verso Arcanine, «Ditto, Sgranocchio!» urla il suo allenatore, e John vorrebbe quasi roteare gli occhi.

Arcanine è veloce, è un tipo di pokèmon incredibilmente veloce, non lo sanno? «Agilità e poi riduttore!» dice, e vede Ditto cercare di evitare l’attacco, ma Arcanine è molto più veloce di lui (come previsto).

Ditto cambia immediatamente forma, trasformandosi di nuovo in Haunter (e, a proposito, John può vedere l'Haunter di Sherlock che soffre ancora per gli effetti della confusione, devono portarlo in un centro medico al più presto) e John ordina ad Arcanine di attaccare con Lanciafiamme mentre l’altro allenatore ordina a Ditto di usare Palla Ombra.

È una buona mossa, ma Arcanine e John sono più forti di lui (John è sorpreso da questa consapevolezza, ma non può ignorarla) e quando i due colpi si scontrano, il Lanciafiamme di Arcanine spazza via l’attacco di Ditto e lo colpisce in pieno.

Probabilmente potrebbero finirla lì, ma John è sempre stato abbastanza preciso quindi urla «e ora, Torre di fuoco!» E improvvisamente Ditto è intrappolato in una torre di fuoco dalla quale non può liberarsi.

È soddisfacente.

Arcanine, accanto a lui, è praticamente raggiante e John si china a dargli una carezza (rendendosi finalmente conto che ahi, la sua gamba lo sta uccidendo).

«John Watson,» dice Lestrade, e John si volta a guardarlo, confuso.

«Uh, sì…?» ed è qualcosa a metà tra una domanda e una risposta e Lestrade sembra divertito dalla sua confusione.

«Sembra che ti abbiamo sottovalutato,» si limita a dire. Poco dopo la donna con il Seviper li raggiunge. John non è particolarmente interessato a vedere come porteranno via quei criminali quindi si volta a cercare Sherlock e lo trova accanto a lui.

Haunter non sembra ancora essersi ripreso del tutto e qualsiasi cosa John abbia avuto in mente fino a quel secondo viene presto dimenticata.

«Dobbiamo portarlo da Sarah,» dice, e Sherlock annuisce, senza davvero aggiungere nulla. John decide che, visto che sta facendo un ottimo lavoro, può continuare a prendere le decisioni lui ancora per un altro poco.

--- -- ---

Haunter si riprende in pochi secondi grazie a Chansey e Sarah gli urla contro per dieci minuti buoni perché ora non riesce nemmeno a muovere la caviglia per quanto gli fa male e Sarah gli dice non te l’avevo forse detto, John? Non te l’avevo forse detto? Ma tu no, ovviamente, devi andare a salvare il mondo o qualcosa di simile.

John è quasi certo che sia solo preoccupata per lui ed è un pensiero stranamente confortante.

Sherlock non gli ha ancora detto una parola e John non sa bene cosa pensare di questo perché era certo che avessero superato questa parte del loro rapporto. Apparentemente no (magari è solo preoccupato per Haunter?)

Sospira mentre Lestrade entra nel centro pokèmon, molto più rilassato di quanto John l’abbia mai visto, e comincia a sommergerli di domande.

Arcanine dorme allegramente e John lo odia un poco. Almeno Igglybuff è ancora accanto a lui, anche se è evidentemente più interessata a giocare con lo Skitty di Bella Pupa.

Traditori. Tutti.

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Finiscono tutte le domande solo qualche ora dopo e John è pronto per andare a buttarsi sul suo letto e non alzarsi mai mai mai più. Non solo perché la sua caviglia continua a fargli così male che John sta pensando di prendere un coltello e tagliarsi il piede, ma anche perché la sua testa ha deciso di unirsi al divertimento.

Sherlock cammina accanto a lui e continua a non dire una parola (shock? John non comprende) e poi improvvisamente Sherlock gli rivolge finalmente la parola (dopo che non ha parlato per ore ed ore).

«Non comprendo da dove vengano i tuoi dubbi,» dice, e John non riesce a capire di cosa stia parlando, ma non è esattamente una novità, quindi rimane in silenzio «la tua capacità tattica è sopra la media, i tuoi pokèmon sono tutti in ottima forma e desiderosi di combattere. Nei sette giorni da quando ci siamo conosciuti oggi sembra essere il giorno in cui ti sei sentito più vivo. Quindi, ovviamente, combattere è la tua vocazione…»

E John deve interromperlo «No,» gli dice, con forse un po’ troppa forza «combattere non è la mia vocazione. Sai da quanto non mi sentivo così… non è combattere. È aiutare le persone, mi piace l’adrenalina, la sensazione che ho provato oggi mentre combattevo il Team Rocket, ma non è fine a se stessa, quando combatto con i capopalestra non mi sento così è…»

«La gratificazione di aver salvato qualcun altro,» completa per lui Sherlock, che ora lo sta guardando come se John fosse uno dei suoi esperimenti e a John non dà fastidio (il che, probabilmente, la dice lunga su di lui). «Credo che faccia un po' troppo cavaliere medievale, John.»

«Sono sempre stato un tipo un poco all’antica,» e poi stanno ridacchiando, o qualcosa di simile, ed è la prima volta che vede Sherlock sorridere (e si rende conto che ora Haunter è un poco più vicino alle sue spalle e che sta ridendo a sua volta).

Non è certo di come abbia la forza di ridere con il mal di testa e la caviglia, ma non gli importa davvero.

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La mattina dopo Mrs. Hudson gli dice «Ho sentito che ti fermerai da noi e che ti trasferirai nella camera al piano di sopra,» sorridendo sinceramente deliziata della prospettiva.

John non ha la minima idea di cosa stia parlando, ma non ha il coraggio di distruggere così brutalmente tutte le sue speranze, quindi le sorride e poi le dice che deve cercare Sherlock.

Quando lo trova, Sherlock è seduto nella poltrona del suo appartamentino (e oh, salire le scale non è stato divertente) e Haunter è posizionato nel bracciolo accanto a lui. Quando lo vede gli svolazza intorno e John non sa esattamente perché questo gesto lo renda così felice.

Haunter, comunque, perde quasi subito interesse in lui e si concentra su Arcanine. John è comunque lì per Sherlock.

«Ho sentito che rimarrò qui…» gli dice, con un tono leggermente accusatorio (perché è quasi certo che sia colpa di Sherlock, anche se si è dimenticato di chiederlo a Ms. Hudson).

Sherlock non sembra nemmeno minimamente dispiaciuto di essere stato scoperto, ma continua a guardarlo con la sua solita flemma.

John la trova al contempo irritante e stranamente divertente.

«Ho semplicemente dedotto dalla nostra conversazione di ieri che questa sarebbe stata la tua prossima logica conclusione, ti ho dato una mano,» gli dice, come se fosse la cosa più normale del mondo, come se potesse decidere della vita di John come gli pare e piace.

John sbuffa e si chiede perché non riesca ad arrabbiarsi con Sherlock nonostante ne abbia tutte le ragioni. Probabilmente perché è molto più pazzo di quanto abbia mai creduto.

Quindi ci rinuncia a si siede su una delle poltrone dell’appartamento di Sherlock, e Sherlock ha in faccia qualcosa (che è) a metà tra un sorriso e un'espressione compiaciuta.

«Mrs. Hudson un po’ di tè!» urla e John ride e ride e si chiede se questa sarà davvero la sua vita da ora in poi. È un pensiero stranamente meno terrorizzante di quanto avesse pensato.
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