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Robi (´ー`*)
chibi_saru11
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COW-T; Avengers; GEN; You've got a friend in me

Titolo: You've got a friend in me
Autore: chibi_saru11
Fandom: Avengers (Comicverse)
Personaggi: Steve Rogers, Tony Stark, Natasha Romanoff, Clint Barton
Pairing: Mostly Gen. Steve/Natasha/Clint BROMANCE
Word Count: 7874 (Fidipù)
Rating: SAFE
Warning: UGH
Riassunto: Steve Rogers sa che abituarsi a questo nuovo secolo sarebbe molto più difficile se non avesse con sé Natasha e Clint
Disclaimer: Questi personaggi non sono miei. Per nulla. Figures.
Note:
1. Scritta per la missione del COW-T3 Tema Libero @ maridichallenge


Il mondo è cambiato molto in questi settantanni, non è una bugia, è cambiata la tecnologia, è cambiato il modo in cui le persone si rapportano tra di loro (non c'è nessuno che non passa tutto il suo tempo attaccato ad un cellulare), ma la cosa che colpisce più Steve, probabilmente, sono le cose che non sono cambiate.
Sono confortanti, lo fanno sentire meno perso e Steve ha seriamente bisogno di sentirsi un po' più a casa.
Non sono molte, okay, ma è già qualcosa. Tipo il parco, quello non è cambiato quasi per nulla – sono solo le persone al suo interno ad essere cambiate, ci sono delle ragazze in costume che si prendono il sole come se non fossero mezze nude – e Steve a volte si siede in una delle panchine e chiude gli occhi, facendo finta che sia ancora il 1930.
Non funziona mai.

La sua vita è strana da quando sono riusciti a sconfiggere Loki. Si sente più sicuro, meno un pesce fuor d'acqua, ma la verità è che non ha un posto, non ha una missione, non ha nulla da fare.
Dopo che hanno salutato Thor, Steve ha preso la sua motocicletta (un regalo dello SHIELD) e ha fatto esattamente trenta minuti di viaggio prima di accostare e rendersi conto che anche il modo di guidare è cambiato. Che apparentemente non si può più andare in giro senza un casco e che quello che sta facendo è un reato.
È una cosa piccola, una cosa stupida, ma se non sa nemmeno queste cose come può sperare di sapere come comportarsi in giro per l'America?
Aveva pensato di fare un giro dell'America, riscoprire il suo paese settantanni nel futuro, ma ora gli sembra un'idea un po' stupida.
Inspira, girandosi il casco appena comprato tra le mani, e pensa. Pensa e pensa e si perde un po' dentro la sua testa – gli capita a volte, ultimamente sempre più spesso, ma probabilmente è giustificato – e poi sospira, posando il casco sulle ginocchia e prendendo il cellulare che Tony Stark gli ha regalato (beh, non che gli stia stato presentato come un regalo, Tony gliel'ha spinto tra le mani, sbuffando e dicendogli che nessuno poteva vivere in questo secolo senza un cellulare e che gli faceva pena solo a pensarci. Steve ha cercato di non arrabbiarsi troppo) e accede alla rubrica come gli ha insegnato Natasha.
Si ferma poi, chiedendosi cosa stia facendo, se davvero vuole premere quel tasto. Dopotutto sa già che la sua telefonata non sarà benvenuta. Risponderà, certo, ma Steve ha questa strana sensazione che sarebbe più un'imposizione che altro.
Alza lo sguardo e si guarda in giro. Non conosce nessun altro in questa città, è incredibilmente deprimente a pensarci. Non ha a chi altri chiedere aiuto e sebbene da Capitan America faccia finta del contrario, Steve Rogers sa perfettamente che è sempre meglio avere una mano d'aiuto.
Sospira e preme il pulsante, sentendo il cellulare che fa questo rumore statico che, gli hanno spiegato, significa che la chiamata è stata inoltrata correttamente (a parte alcune cose i cellulari moderni non sono poi così complicati, basta che nessuno gli chieda di acquistare una qualche applicazione da questo “stark store”. Magari in qualche mese).
Natasha risponde dopo sei squilli.
«Capitano?» chiede, confusa e un po' sorpresa. Steve sente l'istinto di chiudere, di dirle che ha sbagliato numero (magari può dirle che ancora non sa come usare questo telefono e gli è involontariamente partita una chiamata) ma se c'è una cosa che a Steve non è mai piaciuta è scappare.
«Miss Romanoff... Natasha...» si ferma, inspirando «credo di avere bisogno di un po' di aiuto.»
L'altra rimane in silenzio per qualche secondo e Steve la prende come prova che aveva ragione, la sua chiamata è solo un disturbo, una preoccupazione ulteriore alla vita caotica di un agente dello SHIELD.
«Dove sei?» gli chiede poi lei e Steve si guarda in giro perché... non lo sa. Vicino a Brooklyn, ma non è sicuro del nome della strada. E se le avessero cambiate? Dopo qualche secondo Natasha riprende a parlare «No, lascia perdere, ci penso io con il GPS. Non muoverti. Stiamo arrivando.» e poi chiude.
Steve aggrotta le sopracciglia e abbassa il cellulare, guardandolo confuso. Stiamo?

A quanto pare stiamo vuole dire lei e Barton. Lui e Barton non hanno parlato molto – non c'è stato molto tempo tra la manipolazione mentale e l'invasione aliena e i tre giorni di riposo totale che sono seguiti e che tutti loro hanno passato a dormire – ma Natasha si fida di lui e Steve, per qualche ragione, si fida di Natasha.
«Non... non dovevate venire entrambi,» dice, vedendoli, perché non può fare a meno di sentirsi in colpa, sentirsi come un bambino che ha bisogno dei babysitter «non è così importante, avrei potuto...»
Barton lo zittisce con un gesto della mano e scuote la testa, voltandosi poi verso Natasha «Dobbiamo insegnargli a non avere buone maniere.» le dice, e Steve sbatte le palpebre.
Natasha lo ignora, avvicinandosi a Steve e guardandolo fisso «Qual è il problema, Capitano?»
E ora, ora che deve dirlo a loro ad alta voce, gli sembra così stupido. Si sente come se li avesse chiamati solo perché si sentiva solo. È abbastanza patetico.
Apre la bocca e poi la richiude e pensa di mentire, inventarsi un vero problema degno di Capitan America e non Steve Rogers, un ragazzino perso in un mondo che non conosce, ma ha davanti due spie professioniste e mentire sembra un'impresa futile.
«Volevo... avevo pensato di viaggiare per l'America, cercare di abituarmi a...» fa un vago gesto con una mano e Barton annuisce, lanciandogli uno sguardo simpatetico e Steve cerca di ignorarlo e non dargli un pugno «ma mi sono reso conto che fuori da New York – beh anche a New York – non so bene...»
È quasi convinto che Barton ora scoppierà a ridere e Natasha arcuerà il sopracciglio – come farebbe Tony – e lo guarderà con pietà.
Invece Natasha si volta verso Barton e hanno questa specie di strana conversazione telepatica o qualcosa del genere e poi quando ritornano a guardarlo è come se tutta la situazione fosse cambiata.
«Dove vuoi andare?» gli chiede Natasha «possiamo prendere la mia macchina. SHIELD ci deve almeno un mese di ferie pagate comunque.»
Steve li guarda perché sicuramente deve aver capito male, ma Natasha arcua un sopracciglio, aspettando una risposta e Barton ghigna. «Odiamo le ferie comunque, almeno così le passeremo a fare qualcosa di divertente.» poi si ferma e li guarda «Giusto per essere certi, i due supergeni non sono invitati, vero?» quando nessuno risponde Barton sorride di nuovo «Bene, non che non abbia trovato Hulk incredibilmente utile nell'ultima battaglia, ma spererei in delle ferie tranquille.»
«No, non è vero» dice Natasha, sorridendo.
«No, non è vero» conferma Clint, alzando le spalle «ma preferirei delle ferie senza Hulk.»

E così, in qualche modo, finiscono a viaggiare assieme. Steve lascia la moto in un garage a pagamento, il cui conto verrà sistemato dallo SHIELD – Natasha ha insistito – e partono con la macchina di Natasha.
Natasha e Clint si alternano al volante per la prima settimana, ma a quel punto Steve è quasi certo di non avere più problemi a guidare anche nell'assurdo traffico delle grandi città moderne.
È tutto quello che Steve vuole e di cui ha bisogno. Clint gli insegna ad accedere ad Internet e Natasha risponde a tutte le sue domande senza irritarsi.
A dire il vero non viaggiano per molto, la loro vacanza dura esattamente due settimane e tre giorni prima che Fury chiami Natasha e le dica che hanno una missione per lei e Clint.
Steve scuote la testa e sorride, dice loro che ora è tutto apposto, può andare da solo, si è abituato. È diventato un bambino grande ormai, sa come fare funzionare un microonde e non cerca più di chiudere gli occhi quando vede una donna vestita in una gonna troppo corta.
Clint lo guarda attentamente mentre Steve fa del suo meglio per rassicurarli e poi si volta verso Natasha.
«Credi che Fury...» comincia e Natasha si porta una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
«Se non lo facesse lo convinceremmo.» si limita a dire e Clint sorride, voltandosi poi di nuovo verso di lui.
«Che ne dici, Capitan America, hai voglia di un po' di lavoro da spia?» gli chiede, gioviale e pieno di entusiasmo.
Gli stanno chiedendo di aggiungersi alla loro missione? Apre la bocca e la richiude e dovrebbe dire no. Questo viaggio serviva a questo, no? Trovare il suo posto in questo mondo non come Capitan America ma come Steve Rogers. Quindi dovrebbe dire no.
«Sì» dice, con così tanta gratitudine da fare impressione persino a se stesso. Non gli importa. Gli manca avere un obbiettivo, fare la cosa giusta e salvare il paese. Ha voglia di tornare ad essere utile, di svegliarsi e non sentirsi un peso di troppo. «Oh, sì» dice di nuovo e si sente già più leggero.
Natasha lo guarda con approvazione e Clint scoppia a ridere come se avesse detto una barzelletta o come fa tutte le volte che Steve dice qualcosa di particolarmente datato.
«Potevi dirlo se avevi così tanta voglia di tornare a colpire i cattivi con il tuo scudo» gli dice e per un attimo Steve ha voglia di spiegargli che non è solo quello, che è molto di più, ma non è certo di avere le parole per spiegarlo.
Poi li guarda e si rende conto che non ce n'è bisogno, che probabilmente hanno capito e se non lo hanno fatto non importa perché non lo stanno giudicando. Questo non è un test, e onestamente Steve è un po' stanco di quelli.

La loro prima missione è facile, Fury si lamenta per qualche secondo per l'inserimento forzato di Steve, ma sembra più un atteggiamento di facciata che altro e a Steve va bene così. Per una volta non ha importanza che probabilmente l'altro gli sta riservando un trattamento di favore. Va bene così.
Vengono mandati a Vienna per fermare un noto assassino ed è una missione facile, con Natasha che raccoglie informazioni, Clint che sorveglia tutto dall'altro e Steve che si intrufola a casa dell'uomo – infiltrarsi in campi pieni di soldati senza essere visto, dopotutto, gli era servito a qualcosa.
Una missione presto diventano due e poi tre e va tutto bene, non sono sempre missioni super segrete, a volte bisogna solo prendere a colpi con lo scudo qualcuno, ma Steve sa di non essere materiale da Spia comunque.
Tra una missione e l'altra impararono a lavorare assieme, ritrovano la sincronizzazione che avevano trovato nella battaglia di New York ed è così incredibilmente facile combattere assieme, muoversi come un vero team.
Non si sa quando serviranno di nuovo gli Avengers, ma Steve sente di avere trovato il suo team anche solo con le due spie.
La prima – e unica – volta in cui parlano di Coulson è quando il loro liason con lo SHIELD da' loro un'informazione sbagliata e l'unico motivo per cui la missione non è andata completamente a vuoto è che Natasha si è accorta dell'errore prima che fosse troppo tardi.
Clint è infuriato, rosso in viso e urla nel comunicatore mentre Natasha mormora parole in russo – Steve non è particolarmente ferrato in russo, sa qualche frase che gli sarebbe stata utile durante la guerra, ma è quasi certo che Natasha stia bestemmiando – e Steve è un po' troppo impegnato a lasciare che la ferita nella sua gamba guarisca per preoccuparsene.
Poi Clint sbotta e dice «Coulson non avrebbe mai fatto un errore simile!» e lui e Natasha sono bloccati come statue di ghiaccio. Clint chiude la comunicazione con un gesto veloce e rimane immobile e Steve... Steve non sa cosa fare.
Non conosceva Phil Coulson, non davvero. Aveva parlato con l'uomo solo poche volte e non era nemmeno arrivato a firmare la sua collezione di carte di Capitan America prima che morisse e... e questo non è un dolore che gli appartiene. Allo stesso tempo è quasi certo che non ci sia nessuno che comprenda meglio di lui cosa voglia dire perdere qualcuno.
Devono aspettare che li vengano a prendere e Steve chiude gli occhi e prende una decisione.
«Mi dispiace.» dice, piano «sembrava un brav'uomo. E un ottimo agente. È morto da eroe.»
Non è certo che siano le parole giuste, non è nemmeno certo che le parole giuste esistano, ma spera solo che non siano quelle sbagliate.
Lentamente Clint si siede accanto a lui, e sorride mestamente «Una volta è stato in grado di convincere un'ala dello Yakuza a lasciare andare un nostro agente, solo parlando. Nessuno sa esattamente cosa gli abbia detto, ma sono quasi certo che lo abbia minacciato con la sua cravatta.»
Natasha fa finta di non ridere, ma Steve non ha di questi problemi e sorride, mostrandogli che apprezza la storia. Natasha li raggiunge e improvvisamente lei e Clint gli stanno raccontando milioni di aneddoti su Phil Coulson e Steve deve ricredersi.
Non solo un brav'uomo, un vero eroe.

Quando la chiamata di Fury arriva né Natasha né Clint sono particolarmente sorpresi, anzi entrambi se l'aspettavano.
Steve non è particolarmente contento del fatto che abbiano ragione, semplicemente perché non è certo di essere ancora pronto a tornare a New York.
Non ha molta scelta, però, non quando Fury chiama a raccolta gli Avengers e gli chiede personalmente di prendere il suo posto come leader del gruppo.
Clint ride, dandogli una pacca sulla spalla. «Oh, avanti, chi altri dovrebbe essere? Io? Natasha? Thor? O, Dio ci salvi, Stark? Sei l'unico di noi sano di mente, Steve.»
Steve non si sente sempre sano di mente, ma concede il punto. Non che Clint o Natasha non siano bravi strateghi, ma entrambi sono troppo concentrati su se stessi per poter guidare davvero un gruppo, mentre Steve ha parecchia esperienza al riguardo.
New York non è affatto cambiata da quando l'ha lasciata qualche mese prima, è solo un po' più fredda, ma dopo una missione in Russia e settantanni congelato, Steve pensa di avere una buona resistenza al gelo.
Nemmeno Stark e il Dottor Banner sono molto cambiati, ad essere sinceri. Banner sembra un po' più tranquillo, meno in tensione, ma questo potrebbe benissimo derivare dal fatto che sono alla Stark Tower (che ora, a dire il vero, si chiama Avengers Tower, e wow, questo è nuovo) e non sull'Helicarrier. Stark è esattamente lo stesso e fa prudere le mani a Steve dieci secondi dopo essere entrato nella stanza.
Non può farci niente, onestamente, è solo il modo in cui parla, il modo in cui sembra sempre così arrogante.
Però Steve non è più l'uomo ferito che era al loro primo incontro, non sta soffrendo più così tanto e riesce a mantenere il controllo, riesce a farsi scivolare addosso la maggior parte delle parole di Stark e riconoscere quello che sta davvero cercando di dire dietro i paroloni e l'atteggiamento superiore e annoiato.
Thor non può tornare dato che la ricostruzione del Bifrost non è stata ultimata, quindi devono farsi bastare la forza che hanno ora.
Apparentemente il pericolo questa volta proviene da un'organizzazione di nome AIM che sta progettando di distruggere il mondo un'invenzione stupida alla volta – questa è la descrizione che ne da' Stark, comunque – e che apparentemente ha messo le mani su uno dei prototipi di arma su cui lo SHIELD stava lavorando con il Tesseract ed è stato capace di ricreare una forza d'energia abbastanza potente da farla funzionare.
Stark passa almeno mezz'ora a lamentarsi dell'inefficienza dello SHIELD e che a lui non sarebbe mai capitato.
Natasha arcua un sopracciglio e interrompe la sua discussione con un «War Machine» e Stark la guarda male.
«Non è valido, gli ho permesso di portarla via» dice, indicandola con un dito «e se provi a menzionare...»
Ma Natasha scuote la testa prima che potesse finire «Non l'avrei fatto.»
È uno scambio che Steve ha difficoltà a seguire, anche se ha riletto il file di Stark almeno dodici volte dopo l'invasione dei Chitauri, ma realizza che probabilmente fa fatica a seguirlo perché non è un discorso che lo riguarda. Cerca di spegnere la sua curiosità quindi e ritorna con la mente al piano.
Sa esattamente dove mettere Natasha e Clint, ha lavorato abbastanza volte con loro che è sicuro di potere sfruttare le loro potenzialità al meglio. Stark e Banner sono più problematici.
Il piano consiste in una prima parte più silenziosa, in cui si sarebbero dovuti introdurre nel campo nemico senza farsi notare, in modo tale da poter comprendere dove tengono le armi e a che livello sono esattamente con la progettazione. La seconda parte del piano sarebbe piaciuta più a Hulk: distruggere tutto.
Per la prima fase del piano sarebbe stato meglio tenere Hulk – e quindi Banner – nelle vicinanze del campo, probabilmente a sorvegliare il perimetro con Clint. Il problema, l'incognita in un certo senso, è Stark.
Steve non sa dove metterlo, non sa se sia tagliato per un lavoro di infiltrazione veloce e silenzioso. Da quello che sa di Tony Stark direbbe di no, non c'è nulla di silenzioso nell'altro uomo, ma allo stesso tempo si è già sbagliato su di lui. Potrebbe starsi sbagliando anche questa volta.
Sono ancora nel mezzo della discussione e Tony, Bruce e Natasha stanno parlando di qualcosa, ma Steve non sta prestando abbastanza attenzione per capire cosa e Clint sembra notare la sua preoccupazione perché alza un sopracciglio e gli si avvicina.
«Che succede?» chiede, e Steve lo guarda.
«Non ho la minima idea di cosa fare con Stark» dice, sincero, dopotutto è Clint e Clint offre sempre una diversa prospettiva su tutto, è affascinante in un certo senso come lavora la sua mente.
Clint ride e scuote la testa. «Non cominciare a sentirti particolarmente speciale, credo che sia una cosa che accomuna molti.»
Steve sorride perché l'altro ha probabilmente ragione e poi scuote la testa «Pensavo di fare come quella volta a Marsiglia» gli dice, e Clint annuisce, probabilmente approvando la sua decisione. È uno schema semplice, dopotutto, e probabilmente la semplicità è la loro migliore arma ora.
Improvvisamente sbatte le palpebre e si rende conto che c'è uno strano silenzio, quindi alza la testa, guardando i tre che stavano bisticciando fino a due secondi prima.
Stark continua a guardare lui e Clint con uno sguardo confuso, Natasha sta roteando gli occhi e Bruce sembra altamente confuso da quello che sta accadendo. Steve lo comprende fin troppo bene.
«Voi due sembrate... “come a Marsiglia”? Avete già i nomi in codice? Avete fatto una vacanza e non ci avete invitato?» chiede Stark, arcuando un sopracciglio e guardandoli con uno sguardo incredibilmente strano. Steve sta quasi per rispondere, ma Clint lo batte sul tempo, sorridendo e passando un braccio attorno alle spalle di Steve.
«A dire il vero sì,» dice, incredibilmente fiero «io, Steve e Tasha ce la siamo spassata in questi mesi, vero? Abbiamo visitato il mondo.»
E beh, a dire il vero non è una bugia, semplicemente più che aver visitato il mondo sono andati a fare lavori in quasi tutti gli stati del mondo.
Stark sembra sorpreso, come se non si aspettasse realmente questa risposta e Steve si chiede perché. Non è così strano che abbia passato il suo tempo con due delle uniche sette persone ancora in vita che conosce.
«Beh, spero non vi siate divertiti, visto che avete deciso di non invitare l'anima della festa. Io e Brucie ci siamo divertiti un mondo in questi mesi!» dice, quasi come se fosse una sfida, e Steve non è certo di cosa stia succedendo.
«Un mese,» gli ricorda Bruce «poi lo stress della città era diventato un po' troppo... sono tornato in India. Ho apprezzato molto non rivederla, Agente Romanoff. Senza offesa.»
Natasha scuote la testa, mentre Stark sembra mettere il broncio. «Un mese, okay, non c'era bisogno di essere così preciso. Però io e Pepper ci siamo divertiti da morire.»
Steve arcua un sopracciglio. «Mi fa piacere» dice, onestamente, prima di tornare a pensare alla missione, «Iron Man è attrezzato per lavori di infiltrazione? Tipo può diventare invisibile o...»
Stark arcua un sopracciglio «Siamo nel futuro, ma non Star Trek1. E comunque stavamo parlando d'altro. Stavamo parlando di questi mesi e...»
Natasha lo interrompe però e Clint scuote la testa. «È inutile, Stark, quando diventa così è impossibile distogliere la sua mente dalla missione.» spiega Clint, divertito.
Steve poco dopo dice, ad alta voce, «Allora probabilmente sarebbe meglio che prendessi l'entrata ovest» e sia Clint che Natasha sorridono. Il Dottor Banner sembra mediamente divertito, Stark sembra solo molto irritato.

La missione va bene, ma è difficile abituarsi al fatto che non sono più solo loro tre, che ora deve coordinare anche Hulk e Iron Man – e onestamente non sa chi sia più difficile da controllare, se il mostro verde o il genio playboy filantropo.
Avrebbero dovuto tenersi più in contatto, magari fare qualche allenamento tutti assieme – Steve sta pensando di proporlo agli altri alla fine della missione – ma non pensa che se la siano cavata male.
Lui e Natasha entrano indisturbati nel capannone, Iron man che vola sopra di loro controllando il perimetro e mandando in cortocircuito qualsiasi possibile metodo di rilevamento. Clint nel frattempo tiene a tiro tutte le uscite della base, in caso dovesse coprirli (e tiene impegnato Hulk fino a quando non toccherà a lui entrare in gioco, che è molto più facile di quel che sembri).
Devono confermare la presenza delle armi prima di attaccare, e Steve pensa che sarebbe stato meglio se lo SHIELD si fosse occupata di questa parte del piano personalmente, ma si rende presto conto che avrebbero comunque mandato Natasha e Clint e forse è più giusto che invece partecipino tutti.
Ci mettono venti minuti a trovare il magazzino giusto e questi venti minuti passano con Clint e Stark che continuano a parlare ininterrottamente, spesso solo tra di loro, a volte interpellando anche lui e Natasha.
«No, no, sbagliato!» sta dicendo Stark «è evidente che vincerebbe uno dei terminator!»
«Stai scherzando? Vincerebbe sicuramente Godzilla!» sbuffa Clint, «gli basterebbe pestarlo!»
«Tsk. Lo sanno tutti che un Terminator sarebbe capacissimo di resistere ad un tale peso, sono praticamente indistruttibili!» ribatte Stark. Steve non ha la minima idea di cosa stiano dicendo. «Dovremmo metterla ai voti! Se Bruce ci fosse voterebbe Terminator, lo so.»
«Non puoi saperlo!» sbotta Clint e Steve può quasi sentire l'esasperazione di Stark attraverso la connessione.
«Sì che posso saperlo! Abbiamo un rapporto profondo, io e Bruce! E poi, onestamente, pensi che voterebbe per un mostro grande e verde?» dice Stark e Clint rimane in silenzio per qualche secondo. Steve deve concedere il punto.
«Okay, siamo due a uno, va bene» acconsente Clint e poi «Nat, Steve? Tocca a voi votare.»
Prima che Steve possa dire che no, non tocca a loro votare perché sono in una missione di ricognizione e dovrebbero stare in silenzio, Natasha dice «Terminator» senza nemmeno battere ciglia.
«Ah! Alla faccia tua, Barton!» esulta Stark.
«Tasha!» si lamenta Clint, ma l'altra non sembra particolarmente interessata alla loro discussione. Non lo sembrava nemmeno prima, a dire il vero, ma considerando che poi aveva risposto alla domanda...
«Rassegnati, Barton, ho vinto io. I robot sono semplicemente meglio» si vanta Stark, ma Clint non sembra proto a darsi per vinto.
«No, no. Steve deve ancora votare, e Hulk dovrebbe poter avere un voto. E Hulk dice Godzilla!» annuncia Clint trionfante, mentre Stark sibila qualcosa come “non è valido!”
«Siamo tre a due» continua Clint però, «tocca a te, Steve!»
Steve sta per aprire la bocca, ma proprio in quel secondo Natasha apre una porta e beh, quelle sembrano esattamente le armi che stanno cercando.
«Abbiamo trovato le armi, Iron Man, puoi aiutarci a portarle via? Hulk, Clint... fuoco di copertura?» dice, velocemente, sperando che nessuno si sia dimenticato del vero motivo per cui sono lì.
Apparentemente no e va tutto bene, almeno fino a che l'AIM non comprende il loro piano. Hulk e Clint se la stanno cavando bene dall'altra parte dell'hangar, Steve chiede aggiornamenti continui e costanti, giusto per essere sicuri, e loro hanno trasportato quasi tutte le armi sul jet dello SHIELD dato loro in disposizione per questa missione, ma proprio quando mancano loro poche casse, una ventina di scagnozzi dell'AIM irrompono nella stanza, armi ben in vista.
Questo non è buono.
Steve ha lo scudo alzato immediatamente, in maniera tale da poter coprire lui e Natasha – fanno spesso così, dopotutto l'altra non ha una copertura difensiva particolarmente impressionante e Steve si sente meglio quando l'ha a portata di scudo (è una tecnica che hanno perfezionato nel tempo).
«Beh, effettivamente era tutto un po' troppo facile. Nulla è masi così facile, dovevamo aspettarcelo» dice Stark sopra di loro e Steve annuirebbe se non fosse così impegnato a cercare di capire come fare per uscire vivi da questa situazione. «Per fortuna avete un genio con voi, però! » aggiunge Stark, suonando fiero, e poi da uno dei tanti scompartimenti della sua tuta esce una specie di mini proiettile che va a colpire il terreno davanti a loro e... e non fa nulla.
O almeno così sembra fino a che uno dei loro avversari non cerca di sparare e fallisce.
«EMP. » spiega Stark, «ovviamente calibrati per non mandare completamente in lock-down la mia tuta, perché quella sarebbe una cosa brutta, ma sì. EMP. Ora ditemi se sono o non sono un genio!»
«Non potevi dirlo prima?» urla Clint nel comunicatore e Steve è assolutamente d'accordo con lui. Come possono combattere insieme se Stark lo tiene all'oscuro di... di tutto. Una cosa del genere è un'informazione importante, un'informazione indispensabile per creare una strategia vincente, ma Stark... come volevasi dimostrare Stark lavorava meglio da solo.
Non è il tempo per affrontare questo problema, però, perché i tizi dell'AIM hanno capito che le loro armi sono ormai inutili e si fiondano verso di loro, cercando di fermarli con un approccio più diretto.
Steve e Natasha combattono schiena a schiena, muovendosi come una macchina ben oleata – abituati ormai ad affrontare situazioni del genere assieme – mentre Stark continua a colpire i loro nemici con i suoi repulsori.
Presto hanno l'intera situazione sotto controllo e possono portare a termine la missione.
Prima che ripartano Steve dice, ad alta voce, in modo che tutti possano sentirlo «Godzilla2» perché non sa chi siano nessuno dei due, certo, né questo Godzilla né Terminator, ma Steve è uno che sta dalla parte della propria squadra, e Stark non sembra farne parte.

Clint e Stark sono ancora impegnati a cercare di capire come possono contattare Thor per chiedergli di risolvere il problema, Steve avrebbe davvero preferito se Stark fosse tornato volando con la sua stupida tuta.
Natasha sta guidando il jet, Steve come suo secondo – anche se non è necessario che faccia nulla – quando l'altra lo guarda.
«Gliene parlerai, vero?» chiede, e Steve vorrebbe dirle che non sa di cosa sta parlando, ma sarebbe una bugia.
«Non aveva il diritto di... siamo un squadra, trattenere informazioni dalla propria squadra, informazioni che sarebbero potute essere utili per il successo della missione...» non sa come finire, non sa come fare capire a Natasha che non è solo una questione di una volta, che è abituato a fidarsi del suo team, ad avere un certo controllo sulla situazione.
Natasha lo guarda e annuisce, tornando a guardare davanti a sé. «Lo capisco, ma Stark ha una concezione diversa di gioco di squadra della nostra, Cap. Ricordatene mentre gli parli, okay?»
Steve aggrotta le sopracciglia, cercando di calmare la sua irritazione e ascoltare quello che l'altra gli sta dicendo.
«Dici che dovrei trattenermi?» chiede quindi, guardandola, e Natasha si morse il labbro prima di guardarlo.
Sembra esitare qualche secondo prima di dire, risoluta. «Penso che sarebbe meglio avere questa conversazione quando non sei così arrabbiato. Stark è fin troppo bravo ad approfittarsi delle debolezze altrui.»
Normalmente Steve direbbe che non ha alcun problema a difendersi da Tony Stark o da chiunque altro, ma ricorda perfettamente cosa era successo durante la battaglia contro Loki, come avesse perso il controllo.
Sa che non può permetterselo di nuovo quindi chiude gli occhi e annuisce, concedendo il punto.
«Gliene parlerò domani,» le dice quindi, sorridendo, «grazie per il consiglio.»
«Dovere, Steve» risponde lei, un sorriso abbastanza dolce in viso. Si chiede come sia possibile che un tempo sia stato davvero convinto che Natasha non avesse espressioni facciali, dopotutto ha la riprova proprio qui che non è vero.
Natasha è solo più chiusa di quanto uno si potrebbe aspettare, barriere su barriere costruite per proteggerla dal mondo esterno. Clint è abbastanza simile, in un certo senso, e Steve si sente onorato di averli conosciuti entrambi, di essere stato accettato nel loro piccolo gruppo.
Non ha più la sua famiglia, ma Clint e Natasha gli fanno pensare che magari potrebbe averne un'altra, che non è troppo tardi per ricominciare.
Improvvisamente Clint è in mezzo a loro che li guarda con un sopracciglio alzato «Di cosa state parlando? Mi sembrate troppo compagnoni» si lamenta, scherzando e Natasha arcua un sopracciglio, guardandolo.
«Stiamo parlando di come abbiano fatto schifo i tuoi riflessi oggi. Domani vieni ad allenarti con me e Cap» gli dice Natasha, e Steve annuisce perché era un problema che avrebbe voluto portare all'attenzione lui stesso.
Clint borbotta qualcosa, con un gemito quasi disperato, e si allontana di nuovo.
Steve si volta a guardarlo mentre va a sedersi di nuovo dietro con Stark e Bruce, e incrocia lo sguardo di Stark, che lo guarda con quello che sembra un'espressione irriverente.
Ha come l'impressione che non ne uscirà nulla di buono.

Steve è l'unico a fermarsi per scrivere il rapporto e decide di evitare di riportare le sue perplessità sulla capacità di Stark di fare parte di un team (dopotutto li ha salvati tutti, ed è certo che sia qualcosa su cui possono lavorare) e quando finalmente è pronto per andare a riposarsi da qualche parte è ormai fin troppo tardi.
Sa che Stark ha offerto a tutti una stanza su cui riposare per la notte (o per più notti, a dire il vero, Steve non è certo di cosa voglia dire) e Steve non vede l'ora di farsi una doccia e lanciarsi su un materasso.
Quando alza la testa, però, vede che Tony Stark lo sta aspettando davanti all'ascensore.
Si ricorda della promessa che ha fatto a Natasha, del lasciare perdere la questione fino all'indomani, e quindi prende un profondo respiro e cerca di ignorare il formicolio di irritazione che gli passa sotto pelle.
Non è il momento adatto e Stark è stato abbastanza gentile da ospitarli tutti, dopotutto.
«Stark» lo saluta quindi, il più cordiale possibile, e l'altro lo saluta a sua volta con un cenno del capo.
«Beh vedi un po' chi ha appena finito, il nostro intrepido leader» dice Stark, ridacchiando sgradevolmente, Steve non è certo di cosa stia succedendo, ma sente già gli allarmi di pericolo cominciare a suonare dentro di lui. «Spero tu abbia ampiamente sottolineato che è stato il sottoscritto a salvare la situazione e nessuno di voi stupidi soldatini di latta.»
Sbatte le palpebre, cercando di capire da dove esca fuori questa particolare uscita, ma realizza immediatamente che non importa, che da dove proviene questa ce ne sono molte altre e Steve non è mai stato conosciuto per essere un uomo di grande pazienza. Deve andarsene di lì se non vuole fare qualcosa di cui potrebbe pentirsi.
«Sono incredibilmente stanco, Stark, come tu saprai è stata una giornata pesante» dice, cominciando a camminare verso l'ascensore «ti è stato riconosciuto tutto il merito per l'EMP, se è questo che ti preme» aggiunge poi, ma prima di potere arrivare finalmente all'ascensore Stark lo blocca, avvicinandosi un poco.
«Che succede? Per tutti i tuoi bei discorsi non sei poi così bravo a fare gioco di squadra, eh? O forse giochi solo con i tuoi due amichetti del cuore?» chiede Stark, avvicinandosi e continuando a sorridere in quella maniera che gli faceva venire voglia di lanciargli un pugno, che tanti dei suoi bulli avevano portato a loro tempo.
«Di cosa stai...» comincia, ma poi realizza qualcosa e aggrotta le sopracciglia «hai bevuto?» chiede, perché l'odore di alcool è inconfondibile.
Stark muove la testa leggermente e poi fa una specie di smorfia. «Solo un po'? Proprio poco poco, non è questo il punto.»
«Sì che lo è, non ho alcuna intenzione di stare qui a discutere con te mentre sei ubriaco» sbuffa e Stark si tira indietro, sorridendo nuovamente.
«È questo che stiamo facendo qui, Capitano? Stiamo litigando?» chiede, con esagerata drammaticità. Steve si deve fisicamente trattenere dal reagire.
«Non saprei, Stark, sei tu che hai cominciato questa conversazione, perché non me lo dici tu?» chiede, aggrottando le sopracciglia, e aspettando che l'altro gli spieghi finalmente cosa stia succedendo.
«Non stiamo discutendo,» dice alla fine l'altro, biascicando un po' «stiamo solo parlando. Di te e i duoi gemelli assassini»
Clint e Natasha? Cosa c'entrano loro? «Perché stiamo parlando di Clint e Natasha, Stark?» chiede quindi e Tony lo indica, con uno sguardo fin troppo vittorioso.
«Esattamente per quello, mio caro Super Soldato. Loro sono Clint e Natasha e noi poveri mortali ci meritiamo solo il nostro secondo nome?» Chiede, guardandolo e Steve ha mal di testa.
«Sono miei compagni... no, sono miei amici» dice, portandosi una mano a massaggiarsi le tempie «tu puoi dire altrettanto?» chiede alla fine, perché è stato fin troppo paziente.
Stark si allontana, guardandolo pericolosamente infuriato. Bene, Steve ha sempre saputo come reagire alla rabbia.
«Oggi vi ho salvato! Tutti!» sbotta, guardandolo male e Steve rotea gli occhi,
«Salvare qualcuno non vuol certo dire fare gioco di squadra. Non ci hai detto degli EMP, nonostante potessero essere un importantissimo dettaglio per la missione, fossi stato a conoscenza della loro esistenza avrei potuto regolarmi di conseguenza» esplode alla fine, guardandolo seccato «e invece no, tu hai dovuto tenere tutto per te per poter essere alla fine il grande eroe. Non è così che funziona il gioco di squadra, Stark»
E ora Stark lo sta guardando con una smorfia che trasuda delusione. «Ho capito, quindi se non siamo tutti dei perfetti soldatini che seguono ogni tuo ordine non possiamo fare parte del team. Wow, Rogers, molto democratico» dice, e Steve sente il sangue ribollirgli in corpo.
«Come osi?» sibila, stringendo i pugni, «sai perfettamente che non è così. Ma hai trattenuto informazioni che avrebbero potuto essere importanti, informazioni che avrebbero potuto cambiare la nostra intera strategia e a te semplicemente non è importato»
Sta urlando ora, lo sa, e questo significa che ha già perso. Stark è come un serpente velenoso, non ha bisogno di fare rumore per essere letale, basta un morso, per quanto piccolo.
«Forse perché non mi fido di voi, di nessuno di voi. Siete solo un peso che devo portarmi in giro per forza» dice, sorridendo meschinamente «pensavo ci saresti arrivato prima, Rogers»
Non dovrebbe fare così male, in qualsiasi altra situazione non l'avrebbe fatto, ma la parola peso risuona dentro di lui come un pugno o un colpo di pistola. Fa più male di quando quel Chitauro l'ha colpito al fianco con una delle sue armi.
Steve Rogers è un peso, vero? Ormai non è altro che questo.
«Allora non capisco perché stiamo avendo questa conversazione» dice alla fine, a denti stretti.
Stark non risponde e si limita ad andare via.

Il giorno dopo Steve si sveglia di buon'ora e ha voglia di partire di nuovo, andare il più lontano possibile da Stark e la sua torre.
Sa però che Fury li vuole in città, almeno per un po', e sebbene i suoi metodi iniziali fossero molto questionabili, Steve ha imparato a fidarsi in senso lato dell'altro uomo.
Stark ha detto loro di utilizzare liberamente le facilitazioni presenti quindi Steve non esita molto a dirigersi in cucina.
Un po di caffè gli farà bene, anche se in realtà la sua costituzione rende gli effetti del caffè quasi inutili.
È molto sorpreso di vedere Natasha a sorseggiare una tazza di caffè, prima di ricordarsi che Natasha si sveglia sempre prima di lui.
Natasha alza lo sguardo verso di lui, sorpresa, e Steve deve trattenersi dal fare una smorfia troppo evidente. Apparentemente fallisce miseramente, perché dopo pochi secondi Natasha da' un colpo alla sedia e gli ordina di sedersi.
«Che succede?» chiede, mentre Steve segue l'ordine silenzioso e si siede accanto a lei. Per qualche secondo pensa di mentire, ma sa che sarebbe perfettamente inutile.
«Prima di tutto voglio dire che ho fatto di tutto per trattenermi» ci tiene a precisare prima ancora di iniziare a raccontare, e Natasha sospira leggermente.
«Stark» dice, e non è una domanda, è una specie di affermazione rassegnata. Natasha e Stark hanno un rapporto strano, Natasha gli ha raccontato di quando è andata sotto copertura alle Stark Industries, e della sua valutazione per gli Avengers.
Eppure sembrano essere in rapporti quasi amichevoli. È ovvio che Stark non sa che pensare di Natasha, ma che non la odi, ed è altrettanto ovvio che sebbene la sua valutazione, Natasha si sia quasi affezionata a Stark.
Steve comincia a raccontare comunque, ricordando senza alcuna fatica la loro conversazione parola per parola (è certamente più facile che ricordare l'ubicazione di delle basi Hydra dopo aver dato solo uno sguardo veloce ad una mappa) tralasciando solo le ultime due battute e la parola peso, e quando ha finito Natasha ha uno sguardo strano in viso.
Ed è a quel punto che entra Clint.
Clint si ferma alla porta, i capelli in aria e uno sguardo assonnato – è raro vederlo così rilassato, ma immagina che la stanchezza ieri li avesse colpiti tutti – ma quando li vede si riprende immediatamente.
«Guarda prima Natasha e poi Steve e chiede, aspettandosi evidentemente un'apocalisse, «Cosa succede?»
Prima che Steve possa dire qualcosa è Natasha a rispondere. «Steve e Stark stanno litigando» spiega, e Clint si rilassa immediatamente.
«Solo questo? Mi avete fatto spaventare, pensavo che Fury volesse mandarci di nuovo in Russia. So che è la tua terra natia, Natasha, ma io preferisco aree più tropicali» dice, sedendosi nella terza sedia libera e prendendo un po' del caffè di Natasha «per cosa litigano?»
«Sapete che sono qui, vero?» chiede, per essere certo, ma Natasha comincia a parlare come se non l'avesse sentito.
«Apparentemente Stark voleva sapere perché chiamava noi con i nostri nomi propri e lui con il suo cognome» dice lei, e Steve pensa che la stia semplificando molto, ma Clint scoppia a ridere immediatamente.
«Stai scherzando, vero?» chiede, e Natasha fa un sorriso a sua volta, scuotendo la testa.
Steve li guarda, senza comprendere.
«Cosa c'è di divertente?» chiede quindi, e Clint si volta verso di lui, sorridendo.
«Dovresti andare da Tony e dirgli che è un'idiota, però ricordandoti che tu sei il nostro BFF» gli dice l'altro e Natasha scuote la testa.
«Cosa vorrebbe dire BFF?» chiede, cercando di tralasciare la parte in cui non ha alcuna intenzione di parlare di nuovo con Stark, almeno per un bel po'.
Clint ride di nuovo, gettando la testa all'indietro, e Natasha sbuffa.
«Non importa,» taglia corto lei, guardandolo poi «però dovresti davvero andare da Stark e dirgli che è uno stupido, e che se vuole possiamo portarlo a Coney island.»
Steve scuote la testa e si alza, dirigendosi verso la macchina del caffè e versandosene un po'.
«Non andrò a parlare con Stark» dice loro alla fine «e non vedo perché dovremmo portarlo a Coney Island» sbotta, andandosene dalla cucina con il suo caffè in mano.
Sa di non essere stato particolarmente gentile, ma non gli importa.

Un'ora dopo si rende conto che non sa che fare. Non ha più un posto dove stare qui a New York e se Natasha e Clint vogliono rimanere qui alla Stark Tower per un po' non può certo costringerli ad andarsene.
Sa che lui non vuole rimanere qui, non sotto il tetto di qualcuno che lo considera un peso.
Ha lavorato così tanto per fare andare via quella sgradevole sensazione alla bocca dello stomaco, eppure Stark l'ha fatta tornare fin troppo velocemente.
Sospira, prendendosi la testa tra le mani. Deve diventare più forte, non può lasciare che qualcuno entri così a fondo dentro di lui.
È a quel punto che qualcuno bussa alla porta. Steve non sa chi potrebbe essere e ha un attimo di terrore che sia Stark fuori da quella porta, pronto a continuare dal giorno prima.
Non sa se potrebbe sopportarlo ora come ora.
«Chi è?» chiede, alzandosi e, per fortuna, quello che risponde è Clint.
Gli apre la porta immediatamente e l'altro entra senza dire altro, dandogli una pacca sulla spalla e sedendosi sul letto.
Steve lo segue, sedendoglisi accanto.
«Natasha è andata a parlare con Stark» gli dice e Steve fa una smorfia. «Prima che tu dica qualcosa... leggere le persone è la normalità per me e per Nat, e noi tre stiamo a stretto contatto da un po', sappiamo che una semplice discussione non avrebbe potuto farti arrabbiare così tanto. E so che pensi di nasconderlo bene,» aggiunge, sorridendo «ma quando sei arrabbiato tieni sempre il mento un po' in alto, e tendi ad essere ancora più Capitan America del solito.»
Steve sospira, passandosi una mano tra i capelli. Immagina che cercare di mentire a due spie professioniste non sia stata una delle sue idee più brillanti. «Non è nulla di importante» dice allora, perché è un problema suo e non ha intenzione di trascinarci anche gli unici amici che ha in questo secolo.
«Quando menti guardi sempre in basso, verso le tue mani» lo informa tranquillamente Clint e Steve si volta a guardarlo male, ma l'altro si limita a sorridergli.
«Sai che Nat scoprirà tutto, quindi per me possiamo stare qui a parlare di altro fino al suo ritorno» gli dice tranquillamente e Steve... Steve non ce la fa più.
«Non è importante e non sono fatti tuoi» sbotta alla fine, pentendosi quasi subito di quello che ha detto, ma deciso a non rimangiarselo. Non può continuare ad essere un pero per Natasha e Clint, ma si rende conto che è stato poco altro da quando li ha chiamati così tanto tempo prima.
Lo hanno aiutato così tanto e cos'ha fatto lui per loro? Assolutamente nulla.
Non ha il coraggio di guardare verso Clint, ma sa di avere preso la decisione giusta.
«Oh per l'amor del cielo. Natasha mi ha detto di essere comprensivo, ma questa è più stupidità di quanta io ne possa sopportare» borbotta, e improvvisamente Steve sente qualcosa avvicinarsi verso il suo viso e reagisce d'istinto, bloccando il colpo.
Si rende colpo dopo tre secondi di avere bloccato il pugno di Clint.
«Stavi cercando di colpirmi?» Chiede, guardandolo.
«Lo so, cercare di colpire il super soldato, stupida idea, ma te lo saresti meritato» gli dice, e non è che Steve possa smentire.
«Siamo tuoi amici, no?» chiede poi Clint, guardandolo «smettila di fare l'idiota e parla» gli ordina Clint e Steve...
Steve comincia a parlare.
Non vorrebbe, ma è colpa di Clint che non se n'è andato anche quando gli ha dato la possibilità e gli dice di Stark, di come l'abbia chiamato un peso, di come abbia fatto male perché è la verità, di come nonostante il loro aiuto a volte non riesce a ritrovarsi in questo strano mondo, di come a volte si svegli ed è ancora il 1941.
Comincia a parlare e non si ferma e quando riapre gli occhi Clint lo sta guardando in maniera strana.
«Woah, queste sono un bel po' di fesserie» gli dice e Steve sbuffa, divertito suo malgrado. Sa che Clint è così, pensa che qualche mese fa se la sarebbe presa «ma io e Nat ci aspettavamo una cosa simile da quando ci hai chiamato, quindi direi che va bene.»
Steve si volta verso di lui sorpreso «Ve l'aspettavate?» chiede e Clint lo guarda per qualche secondo in silenzio prima di voltarsi verso la porta.
«A volte ho come l'impressione di poter sentire la voce di Loki e del Tesseract che mi dicono di fare... cose. Ovviamente è solo la mia immaginazione, ma...» alza le spalle «ma questo vuol dire che capisco un po' quello che stavi dicendo.»
Steve annuisce, guardando anche lui verso la porta «Tranquillo, sono sicuro che Natasha sarebbe solo felice di sbatterti di nuovo la testa contro il muro» dice alla fine e Clint ride. Steve sorride a sua volta.
«Stark è uno stupido» dice alla fine Clint, «ma non è quel tipo di stupido. Dovresti parlargli» gli suggerisce di nuovo e Steve scuote la testa.
Clint sospira ma non insiste più.

Quando Natasha torna sta trascinando Stark per un braccio. Stark non sembra essersi cambiato i vestiti dalla sera prima ed è sporco di olio e altre cose che Steve non è certo di voler sapere cosa siano.
Steve si alza in piedi, indeciso su cosa fare, ma Natasha non gli lascia il tempo.
«Ora voi dure rimarrete qui in silenzio, e io e Clint inizieremo la conversazione per voi, okay?» chiede, ma è una domanda retorica, lo sanno tutti.
Si schiariscono entrambi la voce e poi cominciano a parlare.
«Stark,» comincia Clint, che evidentemente deve fare la parte di Steve in questa pantomima «perché sei una tale testa di cazzo e non puoi mai pensare a qualcun altro, per una volta?» dice l'altro e Steve deve fermarlo.
«Non direi mai una cosa del genere» lo interrompe e Clint si volta a guardarlo, arcuando un sopracciglio.
«Sto parafrasando, Steve. Parafrasando. Non interrompere, stiamo creando arte» lo interrompe Clint e Stark sta ridacchiando, lo vede.
Fortunatamente ora tocca a Natasha parlare però. «Capsicle, non capisci nulla. Sei sempre così ottuso, perché ti sei fatto degli amici e nessuno di questi sono io?»
E Stark scatta in piedi a quel punto, guardando Natasha con un misto di paura e rabbia. Steve apre la bocca, la richiude e prima che possa fermarsi chiede, ad alta voce, «Sei geloso
È un pensiero assurdo e ridicolo, ma poi tutti si voltano verso di lui e oh. Uh?
Stark sembra impallidire immediatamente, mentre Natasha e Clint sembrano soddisfatti. Steve non ha la minima idea di cosa stia succedendo.
«Non dire assurdità, Rogers» dice alla fine Stark, ma le sue parole non hanno la solita sicurezza, ad essere sincero sembra un uomo alla sua ultima spiaggia.
«Ma tu non mi sopporti» dice comunque, perché gli sembra un punto importante da fare.
Stark aggrotta le sopracciglia e lo guarda, incrociando poi le braccia al petto. «Da quanto mi ricordo nemmeno tu eri il mio più grande fan. Il che non ha senso, perché tutti mi trovano irresistibile almeno per un limitato periodo di tempo.»
Clint aggrotta le sopracciglia e dice, guardandoli «Lo sai che sei pazzo, vero?» Steve concorda.
Stark si volta a guardarlo seccato. «Oh, sta zitto Robin Hood»
Steve li guarda per un secondo e poi deve chiedere, di nuovo, giusto perché non è certo di aver capito bene «Hai detto tutte quelle cose perché... vuoi essere mio amico
Stark fa una smorfia e scuote la testa «Così sembra che siamo all'asilo, Dio. Ieri avevo bevuto un po', ammetto che il mio approccio non è stato dai migliori, ma non capisco! Non ci vediamo per dei mesi, a nessuno di voi viene in mente di contattarmi e poi scopro che avete fatto una boyband segreta all'interno della boyband segreta? E che non mi avete invitato?»
Steve non può credere alle sue orecchie, è quasi certo di essere finito in un universo alternativo, ma non ha molta importanza, Stark continua a parlare e Natasha e Clint sbuffano, scuotendo la testa.
E Stark sta dicendo qualcosa tipo “cos'hanno loro più di me?” che non ha il minimo senso e quindi Steve decide che è arrivato il momento di porre fine a questa follia.
«Tony!» lo chiama quindi e l'uso del suo nome proprio lo zittisce esattamente come aveva previsto «vuoi venire a Coney Island con noi?» chiede e Stark si ferma.
Guarda prima lui, poi Natasha, poi Clint e poi ritorna a guardare Steve. «Sai quante volte sono andato a Coney Island? Milioni. È un posto stupido. Posso portarvi a Disneyland, se volete, Coney Island...» borbotta, ma sembra stranamente contento, quindi Steve sospira, guarda verso Natasha e Clint e alza le spalle.
Gli altri due ridono mentre Tony comincia a progettare il loro prossimo viaggio.
Apparentemente questa è la storia di come Steve diventa amico di Tony Stark, nemmeno Steve ci ha capito molto se deve essere sincero.
Tags: !fanfiction, *cow-t, character: clint barton, character: natasha romanoff, character: steve rogers, character: tony stark, fandom: avengers
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